lunedì 4 novembre 2013
venerdì 13 settembre 2013
In Cammino con Ornella!
Vi piace
camminare? Allora direi che questa nuova meta potrebbe fare per voi.
Io potrei
camminare per ore… ma non fatemi fare le scale perché quelle le odio.. sono
come Po (il panda protagonista di kung- fu panda)
Forse avrete
capito che stiamo parlando del "cammino di Santiago". Un signor viaggio, di
sicuro non una vacanza.
Posso solo
immaginare la fatica e gli ostacoli che si possano incontrare lungo il cammino.
Immagino che il risultato valga la pena.
Ovviamente
scordiamo gli alberghi a 4 stelle e tuffi in piscina e teniamo anche presente
che ad una bella giornata può susseguirsi un temporale.
Mettiamo
pure un paio di scarpe robuste e cominciamo ad incamminarci…
-
Intanto , che tratta hai coperto?
Il primo tratto del Cammino
del Nord – partenza da Irun e arrivo a Comillas - lungo tutti i Paesi
Baschi e quasi tutta la Cantabria.
Di solito quando torno da un viaggio che
mi è rimasto dentro, mi capita che un odore o un sapore mi riporti
indietro e me ne faccia sentire una grande nostalgia. Qual è l’odore, il
sapore, il colore, il rumore che ti porti da questa vacanza? (puoi rispondere a
tutto, o a qualcosa)
Credo che camminando per tanti giorni il corpo
sviluppi notevolmente i 5 sensi che in altre situazioni noi non
‘ascoltiamo’…
Il profumo delle piante di eucaliptus e di fico, e le balle di fieno
che emanano un odore acre di mosto hanno segnato il mio olfatto in modo
indelebile…
Il sapore di pane e tortillas, accompagnato da una cerveza (birra),
ormai sono tutt’uno con quelle giornate …
I colori del cielo che ti accompagnano dall’alba al tramonto sono la
cornice di quelle giornate…
Il suono delle onde del mare e lo scampanellare delle mucche sparse
nelle colline silenziose sono state la compagnia più piacevole, dall’alba al
tramonto…
Che tipo di preparazione c’è
dietro ad un viaggio del genere?
Se intendi una preparazione fisica il discorso è molto soggettivo.
L’importante è non essere una persona sedentaria e avere una discreta
predisposizione a camminare. Se poi pratichi anche qualche attività fisica, ti
può tornare utile per la muscolatura delle gambe e per il fiato (in caso di
tratti in salita).
Devi tenere presente che porterai con te sulle spalle uno zaino che
mediamente non dovrebbe superare gli 8/10 kg.
E’ importante quindi non soffrire di problemi alla schiena e alle
ginocchia, perché potresti avere delle sorprese.
Un consiglio che mi sento di dare è ‘preparare i piedi’ al Cammino,
ossia prevenire la comparsa delle dolorose ‘vesciche’ che la maggior parte dei
Pellegrini sperimenta sulla propria pelle.
Io ho usato per circa uno/due mesi prima della partenza ‘burro di
karitè’ per massaggiare la sera i piedi e rendere così la pelle elastica…
ma non è detto che malgrado il trattamento le vesciche ti vengano comunque!
È un viaggio per tutti?
Oppure si devono avere determinate caratteristiche?
Potenzialmente è un viaggio adatto a tutti: dal ventenne al
settantenne...
In realtà occorrono delle caratteristiche di base:
-
molto molto spirito di adattamento (non a tutti piace
dormire in camerate, più o meno stipate e non sempre pulite; servizi igienici
in condivisione spesso insufficienti; ‘roncadores’ che non sempre ti permettono
di dormire tranquillo; sveglia mattiniera tra le 5 e le 6 quando molti
cominciano a svegliarsi e a prepararsi per partire per evitare le ore calde
della mattinata).
-
Ottimismo, perché puoi trovare la giornata di
sole caldo e la giornata di pioggia battente… e in genere si procede comunque…
-
Perseveranza e coraggio: a volte si può anche
sbagliare strada e occorre tornare indietro… niente paura, c’è sempre qualcuno
che ti aiuta e ti riporta sulla strada giusta.
Che tipo di persone si
incontrano in questo viaggio?
Innanzitutto persone che provengono da ogni parte del mondo…. spagnoli,
francesi, inglesi, olandesi, russi, tedeschi, coreani e australiani…. Ma pur
non conoscendo le lingue ci si comprende…
L’età anagrafica varia dai 20 anni ai 70 anni, ma tutti in genere ne
dimostrano di meno…
Le professioni sono le più diverse… studenti, impiegati, operai,
professionisti, insegnanti, dirigenti e persino pensionati….
La caratteristica di buona parte dei pellegrini è la positività e la
cordialità che emanano…. (anche se non mancano i timidi, gli sbruffoni e i
solitari…)
Ognuno ha il suo motivo per cui ha iniziato il Cammino… chi per una
ricerca spirituale (in prevalenza cattolici, ma anche qualche buddista), chi
per turismo, chi cerca un allenamento sportivo, chi perché ama la natura e il
semplice camminare, chi desidera conoscere persone nuove, chi ricerca la pace
fisica e psicologica, chi perché è stato lasciato dal proprio compagno/a, chi
ha voluto provare perché è rimasto impressionato dal racconto di un
amico…
Qual è l’incontro o l’evento
che più ti ha colpito.
In generale gli incontri si incrociano, si perdono e si ritrovano con
una casualità e con un sottile disegno che alla fine del viaggio ti
sorprendono.
Ma l’esperienza che più mi ha colpita in questo Cammino è stata
l’ospitalità e l’accoglienza di un anziano hospitalero già segnalato sulla
nostra guida di Terre di mezzo!
In una valle silenziosa, nel paesino di Guemes, abbiamo raggiunto un
ostello dove abbiamo vissuto una giornata indimenticabile… in un clima di
semplicità e serenità padre Ernesto ci ha ospitato e intrattenuto come mai
avevamo provato…
Eravamo in 75 pellegrini stanchi ed affamati e lui, dopo averci
sistemato in camere comode, pulite ed confortevoli ci ha saziati con pranzo,
cena e colazione degni di un ristorante, pur nella loro semplicità (zuppe di
aglio e di uovo e spezie, pastasciutta saporita, sardine alla brace, ceci e
buon vino).
Ci ha radunato in un salone pieno di foto e ricordi dei suoi viaggi in
Sudafrica e Sudamerica e ci ha raccontato la sua storia e quella dell’ostello
(che già era stata la sua casa), ci ha parlato del Cammino e ha presentato agli
altri i casi ‘particolari’ dei pellegrini giunti lì in quel giorno.
Per un giorno ci siamo sentiti un tutt’uno con le piccole gioie e le
miserie umane di ciascuno, ma serenamente in pace col mondo….
E come al solito un commento
libero.
Ho scelto di percorrere il mio primo Cammino l’anno scorso, a cinquantun
anni, ma credo che sia un’esperienza che, almeno una volta nella vita, valga la
pena di provare…
A qualsiasi età (dai 18 agli 80 anni) … e non ha importanza per quale
motivo e con che finalità …
Un anziano amico pellegrino mi ha
scritto (parole che condivido pienamente):
"Non è importante
ciò che c'è all' inizio o alla fine del Cammino, ma quello che sta
in mezzo; è più importante l'atto di andare, che non l'arrivo, ciò che succede
durante e non agli estremi... come forse nella vita...
E nel cammino l'incontro, la
comunicazione vengono da se’, tutti sono immersi in esperienze analoghe, con le
medesime disavventure, gli stessi piccoli problemi: trovare l'acqua più vicina,
saper com’è un rifugio, quanto manca alla fine di una tappa... tutti
conoscono allo stesso modo la confortante visione dell'albergue, la fatica, il
caldo, la pioggia, le vesciche ai piedi. Sono cose che sul cammino hanno un
significato, e che costituiscono uno straordinario collante tra le persone. C’è
come una sorta di naturale sintonia, e così scambiare una parola con chi
ti cammina a fianco, anche se non lo hai mai visto prima, diventa naturale e
intenso, o anche sedersi di fronte a un paesaggio, in silenzio, di fianco a un
compagno di strada...
Sul cammino non ci si sente mai
davvero soli.
Ho ricevuto da questo cammino come
una esperienza sempre in-conclusa ed in-esaurita perché ripetibile ex novo:
ogni passo accadeva per la prima volta, accadeva per la scoperta, per l'oblio,
per la riscoperta".
Ringraziamo per queste intense risposte Ornella che mi hanno fatto venire la pelle d'oca... e chissà di re - intervistarla magari l'anno prossimo con il suo nuovo bagaglio di esperienze.
martedì 10 settembre 2013
In Giappone con Cristina
Buongiorno a tutti!
e con questa bell'arietta freschina vi accompagno assieme a Cristina per il suo tour giapponese.
Piccola premessa.
Io e Cristina ci conoscemmo un pò di tempo fa quando pischelline aspettavamo l'inizio della lezione di Geografia del prof. Giacomo Corna Pellegrini presso l'Università degli Studi di Milano.
Da quella prima lezione il professore ci inculcò, da subito, che il viaggio inizia prima di viaggiare e chissà non fosse stato per lui magari saremmo state due viaggiatrici diverse.
Ma bando alle ciance sentimentali diciamo subito che la "nostra" decise oramai quasi 5 anni fa - auguri cri! - di scegliere come meta per il viaggio di nozze il Giappone.
Si 5 anni fa, ma non importa, perchè queste piccole interviste vogliono essere un omaggio al viaggio al di là delle piccole modifiche temporali. Un tentativo di vivere emozioni per interposta persona. Per le restanti notizie ci sono sempre le guide turistiche.
Chi di voi non ha passato l'infanzia con i cartoni animati giapponesi.. io per esempio quando giocavo volevo il numero 10 perchè era quello di Holly ! (Holly & Benjii)
Per cui è forse uno dei paesi con cui l'immaginario di tutti noi a fatto più o meno i conti.
- Intanto di quali città stiamo parlando?
Tokyo – Hakone – Takayama – Kanazawa – Nara - Kyoto
- Di solito quando
torno da un viaggio che mi è rimasto dentro, mi capita che un odore o un
sapore mi riporti indietro e me ne faccia sentire una grande nostalgia. Qual è
l’odore, il sapore, il colore , il rumore che ti porti da questa vacanza?
Più cose… E’ molto difficile circoscrivere
tutto ciò che è in grado, più o meno inavvertitamente, di ricordarmi il
Giappone. Qualche esempio…
Il profumo della zuppa di Miso*, quando mi
capita di cenare al ristorante giapponese: so che potrebbe sembrare un’ovvietà
ma devi considerare che, tra tutti i cibi che vengono via via messi in tavola,
il miso è l’unico che sembra catapultarmi nelle emozioni/sensazioni provate
durante quel viaggio. Al pari del miso, cito anche il profumo del te verde
(quello vero, non i surrogati che ti propongono le grandi marche!)e il sapore
della salsa azuki.
Per quanto riguarda i rumori, senza dubbio
tutti quei gingle e siglette da cartoni animati che qui da noi si sentono
raramente ma che in Giappone accompagnano ogni atto della vita quotidiana,
dagli annunci alla stazione alle comunicazioni in ascensore…
- cosa deve aspettarsi un occidentale,e con quale spirito è meglio
approcciare questo viaggio?
Un occidentale che parta del tutto a
digiuno (ma credo che la cosa, in parte valga anche per quelli che come me sono
cresciuti a pane e cartoni animati/fumetti giapponesi) deve attendersi un mondo
alieno e svincolato da tutto ciò a cui siamo comunemente abituati. Anche se si
fa gran parlare dell’occidentalizzazione delle culture dell’estremo oriente, ti
posso assicurare che “grattata via” la patina di occidentalizzazione che sembra
permeare un po’ tutto, la storia, la cultura, le tradizioni e perfino i
pregiudizi più forti e radicati nell’anima giapponese sono proprio lì… a
ricordarti che tu sei e sarai sempre uno straniero, un gaijin..
Se ci si apre a questo mondo senza filtri
e pregiudizi si può vivere un’esperienza meravigliosa, si può provare quel
senso di stupore e meraviglia che forse ci ha accompagnato solo quando eravamo
bambini. E’ una sensazione stupenda… Detto questo, a qualcuno che partisse
consiglierei comunque di prepararsi (basta anche solo un’infarinatura generale)
sui principali usi e costumi del Giappone, giusto per evitare qualche
spiacevole figuraccia (mi viene da pensare all’assoluto divieto di soffiarsi il
naso in pubblico!)
- Si pensa al giappone e viene subito in mente l'alta tecnologia.. ma forse
non tutti sanno che è un paese ricco di tradizioni antichissime, dove e come si
può percepire questa parte del paese?
Indubbiamente a Nara e Kyoto. Tanto Tokyo
è la città dell’avanguardia, del futuro e delle nuove tendenze, tanto Kyoto è
depositaria della cultura e della tradizione. Molto affascinante ad esempio è il
quartiere di Gion dove si respirano le atmosfere di un Giappone che ormai si è
perso e dove è più facile incontrare qualche rappresentante delle ormai rare,
ma sempre raffinatissime, geisha e maiko cittadine.
- Giappone è anche manga/cartone animati... quasi ci si aspetta di andare a tokyo e vedere dragon ball in metropolitana.. viene fuori questa parte di
cultura all'interno delle città?
In Tokyo è evidentissima, soprattutto in
alcuni quartieri dove la cultura pop è meglio rappresentata (come Shibuya
oppure Harajuku, nel cui parco si raccolgo giovani di tutti i tipi abbigliati
secondo le tendenze più stravaganti ed eccentriche che si possano vedere in
giro…. Si può dire però che tutto il Giappone risente di questa cultura
“fumettistica” (brutto termine che però rende l’idea). Vale la pena di
ricordare che in Giappone fumetti e anime per il 90% non sono destinati a un
pubblico di bambini ma a una platea young adult/adulta. Accanto, infatti, ai
classici fumetti del genere “school life” o “maho shojo” (termine che definisce
i fumetti/cartoni con streghette, del tipo “Sailor Moon” etc.)ci sono
tantissimi generi (che in Italia non arrivano nonostante l’impegno delle case
editrici) rivolte a un pubblico adulto, sia per qualità del disegno che per
tematiche trattate.
Detto questo, una volta che si è arrivati
in Giappone basta darsi un’occhiata in giro per notare come la rappresentazione
grafica di tipo “manga” è ovunque: dai cartelli di avviso di pericolo, alle
spiegazioni su come far funzionare le carte telefoniche, fino alle
gigantografie pubblicitarie riportate sulle pareti dei grandi magazzini. Qui in
Italia troviamo, ad andar bene, qualche faccia vip del mondo della televisione.
In Giappone troviamo i protagonisti degli anime del momento, i cui CD a volte
sono i primi nelle classifiche locali. Da non credere, vero?
- Qual è
l’incontro o l’evento che più ti ha colpito.
L’incontro con un gruppo di studenti giapponesi delle
medie, alla stazione di Kyoto. Si trattava di un gruppo di 4/5 ragazzi, che ci
si è avvicinato e in un inglese un po’ stentato ci hanno chiesto se potevano
farci una piccola intervista. Erano in gita scolastica in città e il professore
di inglese, come compito, aveva detto alla classe di andare in stazione,
fermare uno straniero e intervistarlo su cosa ne pensasse del Giappone. Ci
hanno regalato dei bellissimi origami e
ci hanno chiesto l’email. Due settimane dopo il nostro rientro è arrivata
un’email dal professore che ci ringraziava per aver aiutato i suoi studenti.
Ovviamente... commento libero...
Il mio sogno più grande? Poter tornare… se fosse
possibile, preparerei le valigie anche ora. Spero, un giorno, di poter mostrare
a mia figlia questo paese che mi è rimasto nel cuore.
Eh… sì! Ci andrei a viverci!!!!
Ringrazio Cristina per le sue risposte, e vi invito nel caso siate incuriositi di fare anche voi delle domande ci penserò io a recapitarle!!
*Alla base della zuppa di miso c'è il dashi fatto con scaglie di tonnetto essiccato (katsuobushi) e una grossa alga chiamata konbu. Non serve l'aggiunta di sale, dato che il miso è già molto salato per sua natura. In questo brodo si dissolve la pasta di miso per avere la zuppa, a cui si possono aggiungere cubetti di tofu ed altre varietà di alga (wakame, per esempio).
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